“Vive a un’ora da Roma, in un paesaggio di grande valore naturalistico che tutti vogliamo difendere. L’orso è un simbolo delle nostre attività di conservazione e oggi siamo qui per coinvolgere un pubblico ancora più ampio in un importante percorso di divulgazione e confronto scientifico sul futuro di questa straordinaria sottospecie”. 
Si apre con queste parole di Francesco Pedretti, presidente del Bioparco di Roma, il convegno dedicato all’orso bruno marsicano in Appennino, che si sta svolgendo oggi alla Sala dei Lecci del Bioparco della capitale, alla presenza di enti, istituzioni e associazioni, tutte a diverso titolo coinvolte nell’attività di conservazione del plantigrade.  
In platea c’è anche Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia e protagonista delle battaglie per la conservazione dell’orso bruno marsicano fin dal 1966.

Introduce i lavori della giornata il direttore generale del WWF Italia, Gaetano Benedetto, che porta i saluti della presidente Donatella Bianchi, e ricorda quanto il WWF sia da sempre in prima linea per la conservazione delle specie iconiche, in Italia come nel mondo.

 “Se c’è una cosa rispetto a cui il WWF non si rassegna è che, in un Paese come questo, i successi di conservazione di cui dovremmo vantarci siano stati trasformati in elementi di problematicità con aspetti percettivi amplificati da parte della comunicazione. Invece di trovare le risposte ai problemi in una corretta gestione, la si trova nell’abbattimento di lupi o orsi e tutoto questo è inammissibile, non solo da un punto di vista di valore, ma anche sul piano logico- spiega Benedetto-.

Riguardo al piano lupo ci siamo battuti con forza per l’eliminazione degli abbattimenti, per cui ringraziamo il ministero dell’Ambiente e che speriamo prosegua nella conferenza Stato-Regioni; mentre sull’orso bruno marsicano dobbiamo promuovere un aspetto partecipativo che garantisca una coesione fra scienza, gestione e amministrazione delle risorse naturali. E’ evidente che oggi si verifichino problemi di convivenza con la natura, ma è anche di evidenza che si è troppo spesso abituati ad affrontare il problema eliminandolo, più che risolvendolo e imparando a conviverci. Il convegno di oggi deve essere solo l’inizio di un percorso virtuoso dove è fondamentale la partecipazione di tutti per affrontare gli elementi di problematicità, senza dimenticarci che quando parliamo di orso parliamo di una specie dal significato iconico, che non solo è simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, ma è elemento che caratterizza pienamente un territorio e con questo convive, convive con la sua economia, con i suoi abitanti e con le sue attività turistiche e produttive”. E conclude: “Le best practices devono essere linee guida di questo percorso”.

 

La IUCN riconosce nell’orso bruno marsicano una popolazione a grave rischio di estinzione, per questo “è necessaria una strategia di conservazione a lungo termine– spiega Paolo Ciucci, ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma-. Le ultime tecniche di monitoraggio non invasive ci portano a stimare circa 50 orsi bruni marsicani in Appennino, con circa 3-11 cuccioli all’anno. L’orso marsicano è tornato all’attenzione nazionale e nell’ultimo decennio la popolazione è stabile, ma deve essere ridotta la mortalità infantile e delle femmine”.

“Servono il supporto da parte del pubblico e la volontà politica necessaria per sostenere adeguatamente le iniziative di conservazione. La scienza da sola non fa la conservazione”, aggiunge il professor Ciucci. 

 

“Al tavolo tecnico di oggi, fra i temi che affronteremo c’è la necessità di eliminare il randagismo canino e approfondire le cause mortalità dell’orso bruno marsicano, ma anche le uccisioni illegali, la diffusione di patologie e la presenza si strade, ferrovie e altre criticità”, spiega Marco Galaverni, responsabile specie e habitat del WWF Italia