Un film visto in aereo mi ha fatto tornare in mente un episodio di tanti anni fa e l’Italia degli anni ’70.

La settimana scorsa sono andato negli Stati Uniti. Durante il viaggio di ritorno, non riuscendo a dormire, ho guardato un film, The Damned United, sulla storia (vera) di un allenatore, Brian Clough. Era il 1974 e Clough sostituiva come allenatore del Leeds United Don Revie, passato ad allenare la Nazionale inglese. Il film si chiude con i sottotitoli che ricordano come Revie fallì la qualificazione ai Mondiali 1978 e si dimise per andare a svolgere il proprio lavoro negli Emirati Arabi Uniti. Mi è subito venuta in mente la vittoria italiana a Roma per 2-0 che aveva contribuito a qualificare l’Italia e a eliminare l’Inghilterra da Argentina ‘78. Ma ricordavo anche che quella partita l’avevo sentita alla radio con alcuni amici (non chiedetemi perché mi ricordo benissimo quell’episodio insignificante di 34 anni fa). In questi giorni ogni tanto mi chiedevo perché non avessi visto la partita alla tele invece che ascoltarla alla radio. Oggi finalmente ho trovato la risposta. Quello che segue è un post preso da un blog, Letteraturasportiva, che a sua volta riporta un capitolo di un libro Massimo De Luca e  Pino Frisoli, “Sport in TV”.

ITALIA-INGHILTERRA E LA DIRETTA NEGATA

Finalmente, dopo tanta attesa, anche il calcio, lo sport nazionale, riceve l’autorizzazione ad essere trasmesso a colori. La partita prescelta, come abbiamo detto, è Italia-Inghilterra, valida per le qualificazioni ai Mondiali di calcio di Argentina del 1978. Si gioca alle 14.30 di mercoledì 17 novembre allo stadio Olimpico di Roma. Dunque, in un giorno lavorativo. Una scelta che certo non agevola i teleutenti e che viene motivata dal fatto che questo è l’unico giorno della settimana possibile non essendo prevista in Inghilterra la sosta di campionato. Si sarebbe potuto giocare di sabato solo nel mese di maggio, quando tradizionalmente gli Azzurri sono meno in forma. Quanto all’orario, la notturna è esclusa perché viene ritenuto impensabile giocare a metà novembre alle 20.30. Inizialmente è prevista la telecronaca diretta sulla Rete 1, ma sono in tanti a chiedere che la Rai non trasmetta la partita in diretta. L’Italia sta attraversando un periodo di grave crisi economica e deve combattere il fenomeno dell’assenteismo sul lavoro, che certo sarebbe favorito dalla trasmissione alle 14.30. Secondo i più pessimisti il danno economico per il Paese sarebbe notevole. Così ecco spuntare la soluzione: radiocronaca in diretta, perché tutti sappiano, telecronaca in differita, perché tutti vedano. Il suggerimento è subito accolto. Quattro giorni prima della partita, su invito della commissione parlamentare di vigilanza «preoccupata per eventuali turbamenti nei ritmi di lavoro», la Rai decide di trasmettere la telecronaca alle 18.15. Il differimento, motivato dalla opportunità di ridurre le tentazioni di assenteismo e di consentire a tutti i lavoratori di assistere alla ripresa televisiva completa, suscita reazioni discordi. C’è chi lo considera ingiusto e chi insufficiente, perché a quell’ora molti italiani sono ancora al lavoro. La tv della Svizzera italiana conferma intanto la diretta, che renderebbe vano il provvedimento in molte zone d’Italia, ma due giorni prima della partita la Rai comunica a tutte le reti straniere il divieto di trasmettere immagini della partita prima delle 18.15. L’unica diretta confermata è quella di martedì 16 per Italia-Francia Under 21 da Terni. I dirigenti della Rai riescono infatti a evitare la differita sostenendo che la telecronaca della partita di Terni non poteva assolutamente far temere «turbamenti nei ritmi di lavoro» dell’intero Paese. Così, a potersi godere in diretta un meritato 2-0 per l’Italia, firmato nel primo tempo da Antognoni e nella ripresa da uno spettacolare gol di testa di Bettega, sono solo gli 80.000 dell’Olimpico. Tra questi, in tribuna, viene segnalata la presenza di 11 uomini di governo e 298 parlamentari che si godono così ugualmente in diretta la partita. Per chi non può seguire nemmeno la differita integrale delle 18.15, c’è la sintesi alle 21.40 in «Mercoledì sport», mentre su Svizzera e Capodistria c’è la differita alle 23.10 e alle 20.35.

E’ un articolo che racconta benissimo l’Italia degli anni ’70. La televisione, nel 1976, è ancora  in bianco e nero perché i politici pensano che sia più in linea con la politica di austerity dell’epoca. Si ritiene impensabile giocare alle 20.30 a metà novembre (adesso sembra impensabile non giocare in notturna a gennaio). La diretta non si fa per evitare l’assenteismo di massa (adesso la Nazionale, se non gioca ai Mondiali, non se la fila nessuno). C’è la differita su Mercoledì sport (oggi le differite non le guardano neanche i pensionati). Certo, altri tempi. Un’Italia lontana e incomprensibile per i più giovani.

Ma ci sono anche le cose che non sono cambiate e che gli italiani di oggi  possono riconoscere come attuali. E’ rimasta l’abitudine di abolire d’autorità  la concorrenza con provvedimenti ad hoc quando i politici lo ritengono opportuno (si pensi alla sospensione della legge antitrust per la tratta aerea Milano – Roma durante l’affaire Alitalia). Inoltre, ora come allora le tribune dell’Olimpico sono piene di politici (11 membri del governo, 298 parlamentari!), i quali dopo aver deciso che agli italiani andava negata la diretta televisiva per non distrarli dal lavoro hanno evidentemente pensato di dare il buon esempio. Infine, allenatori e giocatori finiti vanno a rimpinguare il conto in banca negli Emirati Arabi Uniti. Magari raccontando che è il sogno della loro vita.