Accelerare la decarbonizzazione non deve essere uno slogan, ma una realtà che tutte le istituzioni, le aziende e i cittadini devono praticare da subito. Lo ricorda il WWF alla notizia dello stop, da parte del Consiglio dei Ministri, al cosiddetto Decreto Clima, un segnale non incoraggiante alla vigilia del Summit sul Clima convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Il testo sospeso conteneva alcune misure condivisibili, per quanto non organiche, e cominciava ad affrontare, sia pure in modo molto diluito, il problema della progressiva eliminazione dai più auspicata dei sussidi ambientalmente dannosi, che secondo il WWF dovrebbe riguardare innanzitutto quelli per i combustibili fossili.

È chiaro che simili provvedimenti vanno meglio precisati e vanno accompagnati da politiche corali del Governo per assicurare una giusta transizione, con la costituzione di un tavolo aperto a tutti gli stakeholder che il WWF ha proposto con convinzione anche in sede di formazione del Governo. In altre parole, bisogno avere una visione complessiva del futuro, fare sistema e accompagnare la riconversione dei settori produttivi in trasformazione. Però, dopo tanto parlare e annunciare, bisogna agire in fretta e correggere le storture di un sistema che foraggia la crisi climatica. Questa deve essere una priorità assoluta per questo e qualsiasi Governo.

Sono passati dieci anni da quando i Governi dei Paesi del G20, Italia compresa, annunciarono la propria volontà di affrontare la necessità di eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili. Da allora si è mosso poco o nulla, anche nel nostro Paese, benché tale decisione fosse stata spesso richiamata anche in sede europea.

Nel 2015, con il collegato ambientale, fu istituito presso il Ministero dell’Ambiente il “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli” (L 221/2015 art. 68) e finalmente sono cominciati a uscire i numeri sui sussidi, molti dei quali riguardanti, appunto, i combustibili fossili, cioè i nemici del clima numero uno.

In altre parole, l’Italia, e altri Paesi, subiscono i danni della crisi climatica, rischiano ulteriori danni di portata inimmaginabile, e nel contempo sostengono economicamente l’uso di quei combustibili che, se bruciati, emettono CO2, il cui aumento di concentrazione nell’atmosfera, dalle 280 parti per milione di due secoli fa alle 415 circa attuali, sta sconvolgendo il clima e il Pianeta come lo conosciamo.