Gli alberi bruciano e la fauna selvatica soffre terribilmente. Si stima che finora circa 1,25 miliardi di animali selvatici in tutta l’Australia siano stati uccisi, mentre diverse specie, già a rischio estinzione, vivono oggi un dramma. La IUCN ha dichiarato che “secondo le prime stime, le fiamme avrebbero causato numerosi danni ad un numero di specie tra piante e animali calcolato tra le 20 e le 100 considerate ‘minacciate’ dalla Lista Rossa IUCN, aumentando così il loro rischio di estinzione e azzerando gli sforzi compiuti finora per proteggere le specie più a rischio”. 

L’Australia è ricca di specie endemiche, che cioè si sono evolute e sono e presenti solo in questo continente e in nessun’altra area del pianeta. Per questo il dramma degli incendi che stanno distruggendo molte aree naturali rappresenta una minaccia di portata purtroppo tragica per la biodiversità a livello mondiale.

Simbolo di questo dramma è il Koala (Phascolarctos cinereus). Gran parte delle foreste di eucalipto, habitat d’elezione di questo piccolo marsupiale arboricolo, sono bruciate. E con queste anche diverse migliaia di koala sono morti. Già in forte declino a causa della distruzione delle sue foreste, prima di questi tragici incendi si stimava una popolazione relitta di soli 80.000 koala, distribuiti nell’Australia sud-orientale. Il Nuovo Galles del Sud (lo stato più colpito dagli incendi) è un’area cruciale per le popolazioni di koala. Si stima che il 30% dei koala presenti in queste aree sia morta, persa per sempre insieme a migliaia di ettari di foreste di eucalipti.

Ma anche molte altre specie meno carismatiche sono drammaticamente colpite, fra cui opossum, canguri grandi e piccoli, wallaby, vombati, ornitorinchi, echidna e tanti rari marsupiali, come l’antechino e il bandicoot (piccolo marsupiale onnivoro).

Tra queste specie c’è anche il Potoroo dai piedi lunghi (Potorous longipes), un piccolo marsupiale grande quanto un coniglio che vive solamente nelle foreste umide e temperate dell’Australia sud-orientale, le aree purtroppo maggiormente colpite dagli incendi. Mammifero notturno, di giorno si nasconde nel folto della vegetazione per evitare i pericoli (ad esempio i predatori).  La popolazione di questa specie era già fortemente minacciata a causa dell’areale molto ridotto, per la frammentazione e distruzione del suo habitat causata dalla costruzione di strade e per la predazione di specie introdotte dall’uomo, come cani e volpi. Gli incendi hanno quasi completamente distrutto ciò che restava del suo habitat, e moltissimi Potoroo sono morti. Solo nei prossimi mesi si riuscirà a capire meglio il tragico impatto di questo disastro sulla residua popolazione di Potoroo presente in natura.

Un’altra specie colpita in maniera grave dagli incendi, ma forse ancor più dalle ondate di calore estreme che hanno colpito l’Australia, è la Volpe volante dalla testa grigia (Pteropus poliocephalus), uno dei pipistrelli più grandi del pianeta. Si stima che nelle ultime settimane diverse migliaia di individui siano morti, ammassati l’uno sull’altro, caduti dagli alberi che consideravano più riparati dal caldo asfissiante. Lo shock termico è particolarmente letale per i piccoli, che nascono normalmente nel periodo di ottobre. Distribuita nelle foreste umide e nelle savane dell’Australia sud-orientale, la specie si nutre prevalentemente di frutta. Per questo ama vivere anche tra le piantagioni di frutta diffuse in molte zone dell’Australia orientale.  È inserita nelle liste rosse della IUCN come vulnerabile, considerato il lento declino degli ultimi decenni. Il riscaldamento globale e gli incendi rappresentano l’ennesimo duro colpo per una popolazione per la quale si stima una diminuzione superiore al 30% negli ultimi 20 anni.

“Ogni specie che scompare è una perdita inestimabile – ha dichiarato Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia – dal punto di vista etico ed ecologico, rappresenta un tassello fondamentale dell’attuale rete della biodiversità della terra ed ha un ruolo unico nel delicato equilibrio dell’ecosistema in cui vive. La perdita di una sola specie può avere effetti disastrosi su moltissime altre, a cui è legata da varie e complesse interazioni di differente tipo. Basti pensare al ruolo che molte specie frugivore svolgono nella disseminazione dei semi dei frutti di differenti specie di piante, e quindi nel permettere a queste ultime di diffondersi e rinnovarsi. O al ruolo che molte specie carnivore hanno nella regolazione della densità delle specie erbivore. O al ruolo di moltissimi invertebrati, che decompongono la materia organica restituendola come nutrimento al suolo”. 

 

Un disastro annunciato

Il 2019 è stato registrato come l’anno più caldo e secco della storia australiana, cosa che ha consentito agli incendi di svilupparsi e propagarsi con una intensità senza precedenti. Ma la cosa più sconvolgente è che questo aumento delle temperature, con conseguente aumento del pericolo molto elevato di incendi, era già stato previsto. Il rapporto intitolato “Be prepared: climate change and the Australian bushfire threat”, pubblicato nel 2013 dal Consiglio climatico dell’Australia, mostrava come già in quel periodo il cambiamento climatico stesse aumentando la frequenza e la gravità delle giornate molto calde e di conseguenza facesse aumentare la probabilità di un pericolo di incendio molto elevato, specialmente nel sud-ovest e nel sud-est dell’Australia. 
Secondo questo report, coordinato da Will Steffen, uno dei maggiori esperti mondiali di Earth System Science e Climate Change insieme a Lesley Hughes e altri studiosi, nel decennio successivo al 2013 sarebbe stato molto probabile che in Australia si sarebbe verificato un aumento fino al 65% del numero di giorni con rischio estremo di incendio. 
“È fondamentale che le comunità, i servizi di emergenza, i servizi sanitari e le altre autorità si preparino alla crescente gravità e frequenza di condizioni di incendio estreme”, affermava il report, che stimava anche i futuri rischi economici provocati dagli incendi boschivi: “Senza un cambiamento adattativo, l’aumento dei danni all’industria agricola dello stato di Victoria entro il 2050 potrebbe aggiungere 1,4 miliardi di dollari”. Il rapporto chiedeva anche all’Australia di “sforzarsi per ridurre le emissioni in modo rapido e profondo e di unirsi all’accordo globale per stabilizzare il clima mondiale e ridurre il rischio di eventi ancora più estremi, compresi gli incendi boschivi”. 

Quello che sta accadendo oggi, davanti ai nostri occhi, mostra i terribili danni che il negazionismo climatico ha provocato e sta ancora provocando. Il WWF ritiene che su questi temi fondamentali che stanno sconvolgendo il nostro pianeta chi lavora per l’inazione e il rinvio si macchia di “crimini contro natura” che ormai si stanno traducendo in “crimini contro l’umanità”.